11 maggio 1860 Garibaldi sbarca a Marsala. Archivio di Stato di Napoli

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 11 maggio 1860 Garibaldi sbarca a Marsala. Archivio di Stato di Napoli

11 maggio 1860 Garibaldi sbarca a Marsala. Archivio di Stato di Napoli

11 maggio 1860 Garibaldi sbarca a Marsala. Archivio di Stato di Napoli

In pieno giorno, alle 13:30 circa dell’11 maggio 1860, Garibaldi e i Mille approdano pressoché indisturbati a Marsala.
Nelle ore immediatamente precedenti e successive allo sbarco si svolge una serrata corrispondenza tra il re Francesco II di Borbone e il suo luogotenente generale nell’isola, il principe di Castelcicala Paolo Ruffo. Le lettere che i due si scambiano l’11 maggio, conservate all’interno dell’Archivio Borbone, costituiscono una sensazionale testimonianza in presa diretta di quei drammatici e cruciali avvenimenti. Ancora una volta il giovane sovrano si dimostra all’altezza della situazione: Francesco II, infatti, analizza con estremo realismo quanto sta accadendo. Il re rimprovera Castelcicala, rinfacciandogli di non aver saputo prevenire l’aggressione pur disponendo di forze più che sufficienti per stroncare il pericolo sul nascere. Degne di rilievo, in particolare, sono le annotazioni – piene di acume politico – in cui l’ultimo dei Borbone-Due Sicilie ammette che le rivolte siciliane non possono più essere rubricate, ormai, come “brigantaggio”, essendosi tramutate in vera e propria guerriglia. Colpisce, in queste lettere, il contrasto fra la lucidità di Francesco II e il suo evidente isolamento: la gerarchia burocratico-militare del Regno meridionale, prossimo a dissolversi, non risponde più ai comandi del vertice.
Archivio di Stato di Napoli, Archivio Borbone, busta 1154 I, cc. 297 r. e v., 310 r. – 313 r., 304 r. – 306 v.
http://www.terredimontechiarugolo.it/garibaldi-sbarca-a-marsala/#prettyPhoto

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Francesco II a Castelcicala:

“Nelle vostre segnalazioni di oggi, mi parlate, «fermento cresce, agitazione cresce». un fermento, ed un’agitazione crescente, voi, come ad ogni altra cosa, lo rapportate. Officialmente, sta bene. Ma come Luogotenente e con un Consiglio di Direttori, debbo chiaramente dirvi, caro Principe, che sono oramai ben quarantuno giorni, e dispiacevolmente, non solo non si è alla fine della cosa, ma si può dire invece, essere ancora al bel principio, grazie ad estere e dannose influenze. Come Luogotenente, e con un Consiglio di Direttori, ripeto, potreste e dovreste proporre ciò che stimate doversi fare. Aspettando e tardando, lascio a voi considerare, dove anderà la cosa. Temo, che la parola «sbarco» oltre ad aver senza alcun dubbio imbaldanziti i tristi, ha più di tutto, fatto avvilire i buoni e quindi le deplorabili scene del Distretto di Cefalù; scene le quali portano in vero ad una appreziazione molto più elevata dei facinorosi, che quella lor data, di ladroni.Considerate un poco e riflettete, caro Principe, le buone popolazioni come sono ben disposte. Torna doloroso a vederle lasciate sole da qualcheduno, che ove trovasi, non le aiuta”.
Castelcicala a Francesco II:
“Come ho rassegnato a Vostra Maestà col telegrafo, lo sbarco dei filibustieri ha avuto luogo a Marsala stamane verso l’una e mezza p. m. L’impiegato del telegrafo nel far questo primo ed ultimo annunzio dicea esser giunta colà truppa Sarda in gran numero con due vapori, ed una barcaccia. È a credere, che quella gente indossi uniforme militare, e che la barca rimorchiata fosse carica d’armi. La crociera non ha impedito questo attentato, tuttoché da me prevenuti più volte, anche nella giornata di ieri, i Comandanti dei legni. Qui fin da avant’ieri lo spirito pubblico si agitò fortemente, e dello sbarco parlavasi come di cosa certissima, e si accennava a Trapani con molta asseveranza. Ond’è che temendo quella bordaglia non movesse direttamente da Trapani, città che ne’ giorni della insurrezione mostrossi calda partigiana de’ ribelli di Palermo. ho disposto che l’8° Cacciatori da Girgenti s’imbarcasse su d’uno de’ legni in crociera, per essere disbarcato a Trapani. Rinforzerò di altro battaglione la colonna di Landi, onde possa muover da Alcamo ad iscontrarli, ed intanto ho pregato Vostra Maestà a degnarsi spedire due Battaglioni a Marsala, affin di prenderli alle spalle, e circuirli colle tre colonne di Landi, Marsala, e Trapani. Non ho potuto spedir da qui la truppa a Marsala, come era mio progetto fare, e perché privo di Vapori e perché, stante l’assenza delle colonne di Primerano, Letizia e d’Ambrosio, e delle altre di Donati, e Landi la forza qui è sensibilmente scemata, e da’ tristi si va predicando ciò, e lo spirito degli agitatori imperversa. Ho fatto avvertire la fregata l’Ercole in crociera di qui recarsi, e spero averla nella notte, onde mandare il rinforzo a Landi per la via di mare. Ho richiamato qui la colonna di Letizia ed ho fatta avvicinar quella anche di Primerano, e d’Ambrosio per le possibili eventualità, e per prevenire qualunque interno movimento che si minaccia imminente”.
Francesco II a Castelcicala:
“Le altre tre vostre segnalazioni, in data di oggi, mi annunziano lo sbarco seguito in Marsala, e lo stato allarmante dello spirito pubblico costà. Voi mi chiedete due battaglioni a Marsala, invio di altri vapori, urgenza di rinforzo di truppa, e di pronti soccorsi. Tali segnalazioni veramente allarmanti mi giungono in un momento in cui, vedete bene, sono costà forze più che considerevoli, paragonate con l’intiero esercito, le quali ben comandate dai singoli e ben disposte (condizioni che certamente non ravvisansi nella colonna del Generale Primerano, sebben forte di otto compagnie con Cavalleria e Artiglieria) avrebbero saputo distruggere un brigantaggio, ed in vece, facendolo ingrossare, lo han fatto divenire bande armate. Quando era nello stato di brigantaggio, meglio urbani e compagni di armi, sostenuti da poca truppa, avrebbero potuto distruggerlo. Ma, tirando per le lunghe, con semplici movimenti di soldati, i quali forse si sono defatigati senza servire allo scopo, si sarebbero potuto ottenere de’ felici risultamenti. Ne’ conflitti con briganti, e nella persecuzione del brigantaggio molto, ma molto più si consegue adoperando gendarmi ed urbani; ed in Sicilia i compagni di armi, sotto un rapporto anche del simile, il conseguono del pari con un brigante staccato o isolato. Una truppa che perseguita i briganti, corre, si defatiga, perde tempo e, quello che è peggio, il brigantaggio non si estingue come avviene in Calabria. In questo modo facendo, caro Principe, ed in contraddizione son certo de’ vostri ordini, si è fatto tanto aumentare il brigantaggio nei Distretti di Termini e Cefalù, che voi stesso dalla espressione ladroni, li promuovete a bande armate, che oggi vi tormentano, vi crucciano, e quello che è peggio, vi allarmano. Con quattro grandi piroscafi da guerra che avete costà, due legni da guerra a vela e nove altri legni a vapore tra grandi e piccoli, lasciando sempre uno de’ grossi vapori a Palermo, grazie al suo pezzo da 117, altri legni ricercate. Se la crociera fosse stata bene eseguita, non sarebbe certo accaduto lo scandaloso avvenimento che a cielo sereno, in pieno meriggio, con mare tranquillo, e con una lunga giornata ha avuto luogo, provocando un approssimamento di vapori al lido, ed uno sbarco. Il fatto è avvenuto! Chi della marina ha regolato, e chi della marina ha eseguito il servizio della crociera? I telegrafi visuali avrebbero dovuto avvisare a tempo, ed essere in comunicazione co’ legni in crociera. Voi poi dimandate rinforzi ed aumento di truppa. Più di quello che avevo fatto non avrei potuto farlo; ma, per eccedere ed abbondare, vi spedisco altra forza, conoscendo anche che vi limitate a poco. Per la marina, lo stesso: altri vapori mi dimandate. Io non so donde prenderli: quelli di commercio sono fittati. Ed è buono a tal proposito che sappiate, e vi annunzio, che se in Calabria vi è bisogno di truppa, pregherò voi di mandarla colà un poco: intanto una fregata ed altri vapori verranno costà”.